ALPACA

L’altro oro degli Inca: la fibra ricavata tra la Cordigliera Andina e il Perù

Le origini e lo sviluppo
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Alpaca
Il territorio e gli Alpaqueros

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Gli animali e la raccolta

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Le origini e lo sviluppo

Le notizie sulle origini dell’Alpaca non sono molte e spesso si confondono con superstizioni o leggende.

In Perù, nel Canyon di Colca, si trovano le Grotte di Mollepunko, dove si possono vedere le incisioni rupestri risalenti a più di 6.000 anni fa e raffiguranti l’addomesticamento degli Alpaca. Si deduce pertanto che probabilmente fu il primo bestiame addomesticato al mondo.

Gli Alpaca furono allevati come animali domestici anche dagli Inca, che chiamavano gli animali “l’Oro delle Ande” e consideravano la loro fibra “la lana degli dei”.

Intono al 1532 i Conquistadores spagnoli spinsero le popolazioni autoctone e le loro greggi di alpaca e lama verso territori impervi e più alti di quota, lasciando i pascoli migliori a disposizione dei bovini e ovini importati dall’Europa. Ben presto gli Alpaca si ambientarono all’altitudine e alla rarefazione dell’ossigeno, sopportando le temperature rigide della notte ed il caldo del giorno e si stabilirono là dove gli ovini non potevano vivere.

Con la distruzione dell’Impero Inca, le antiche tradizioni di allevamento degli Alpaca andarono perdute, ci furono incroci spontanei non più controllati e selettivi e la qualità della fibra peggiorò gradualmente.

La riscoperta di questa fibra si deve a Sir Titus Salt che scoprì, nella seconda metà del XIX secolo,  delle balle di lana di Alpaca in un magazzino di Liverpool e creò un tessuto di lusso che chiamò “l’altro oro degli Inca”. Inviatone alla famiglia reale, in breve divenne un enorme successo.

Ad Arequipa, ora nota come “Il centro Alpaca” del Perù, nel 1945 vennero create dagli Inglesi delle attività produttive che introdussero sul mercato l’Alpaca come lana di lusso. Negli anni successivi, gradualmente, il governo peruviano fece dei passi per incoraggiare i programmi atti a migliorare l’allevamento dell’alpaca e a ristabilire l’industria, ma nel 1969 un golpe militare cambiò tutto quanto. Le terre vennero confiscate e restituite ai contadini che non avevano le nozioni necessarie a gestire grosse greggi. Questo, assieme alla siccità ed alle attività del gruppo terrorista comunista Sendero Luminoso, ebbe come risultato che nel 1990, la popolazione di Alpaca aveva subito un calo del 50%. Per provare a ricostituire nuovamente le greggi, i governi di Perù, Cile e Bolivia acconsentirono ad abbassare le loro restrizioni relative all’esportazione.

Vennero esportati Alpaca negli Stati Uniti, Canada, Australia, Nuova Zelanda e Regno Unito. Gli allevatori di queste nazioni avevano l’opportunità di investire su queste adorabili creature e di lavorare per migliorare la lana e per stabilire le loro greggi native.

Classificazione

L’origine dell’animale è rimasta per lungo tempo incerta, dibattendo tra un’origine domestica derivante dalla vigogna, o invece derivata dal guanaco. Quando i nomi scientifici furono assegnati ai camelidi sudamericani, tra il XVIII ed il XIX secolo, si ritenne l’Alpaca un discendente del lama, ignorando però la forte somiglianza di stazza, altezza e qualità della lana con la vigogna.

Una classificazione corretta fu possibile solo dopo l’avvento delle nuove tecnologie che con le analisi del DNA scoprirono nel 2001, che l’Alpaca deriva dalla vigogna. Di conseguenza il nome scientifico dell’Alpaca fu cambiato da Lama pacos a Vicugna pacos.

Il territorio e gli Alpaqueros

Quello peruviano è un territorio impervio: la cordigliera attraversa il paese costituendone l’ossatura e origina diverse unità geografiche longitudinali con notevoli contrasti geomorfologici e climatici. La caratteristica verticale delle Ande gioca un ruolo fondamentale nel comprendere la tipologia di insediamento delle società̀ andine ed il ripetersi costante della sfida umana per adeguarsi alle difficoltà delle alte e ripide terre.

I pastori alto andini, oramai completamente inseriti all’interno di quel processo di adattamento che ha permesso loro la sopravvivenza grazie all’utilizzo razionale delle risorse della Puna, hanno fondato il loro sistema economico sull’allevamento di Lama e Alpaca. La grande conoscenza di questi animali, tramandata da infinite generazioni, permette agli alpaqueros di sfruttarli nella loro totalità̀, non solo per la fibra e per la carne, ma anche per poter stabilire delle relazioni economiche con gli agricoltori, con i quali avviene lo scambio tra i prodotti dell’altipiano ed i prodotti agricoli della Puno Baja, la Puno bassa.

Gli alpaqueros, indios dediti alla pastorizia, allevano i propri animali nella “Puna”, la zona alta e isolata della regione Apurimac, in Perù. Lontani dal progresso, dalle città, privi di comodità e servizi, ma ricchi del fascino che il silenzio e l’isolamento di queste terre raccontano, hanno scelto di vivere uno stile di vita che si tramanda ormai da secoli.

Vivono in condizioni di povertà, in abitazioni modeste con tetto in paglia o in lamiera, con muri di terra e fango, mancano di acqua e dei servizi igienici, condizione che influisce sugli alti tassi di mortalità. L’allevamento di Alpaca ha una grande importanza per la comunità andina perché́ da questa attività̀, nelle zone alto andine, dipendono direttamente 35.000 famiglie. Gli ultimi venti anni hanno visto molti cambiamenti all’interno delle comunità̀ di pastori e nella loro organizzazione sociale, che conservando le antiche tradizioni, si sono gradualmente inseriti nel sistema di mercato internazionale, come anello iniziale del cosiddetto “Circuito della Fibra”.

Gli animali e la raccolta

I camelidi sudamericani

I camelidi sudamericani, che si differenziano da quelli afroasiatici, sono noti con il nome di Auchenidi, dal greco Auchenios Cervice, per il grande sviluppo della regione cervicale che caratterizza il portamento di questi animali, essi comprendono l’Alpaca (Vicugna pacos), il Lama (Lhama glama), la Vigogna (Vicugna vicugna) ed il Guanaco (Llama huanachus).

L’Alpaca ed il Lama sono animali domestici e vivono con l’uomo da tempi remoti. La Vigogna ed il Guanaco vivono invece liberi e selvatici, a volte pericolosi. 

I camelidi andini animali ruminanti e si nutrono della vegetazione spontanea, dura e stepposa degli altopiani, si sono ben adattati alle elevate altitudini e alla rarefazione dell’ossigeno.

L’alpaca si divide in due sotto razze. La Huacayo, quella maggiormente diffusa, ha una struttura snella e slanciata, con un collo visibilmente lungo. Possiede un folto pelame ondulato che cresce perpendicolarmente alla pelle e che conferisce all’animale un aspetto rotondo. 

La Suri di mole minore possiede un manto più setoso e lucido ed il pelo cade lungo il corpo dell’animale, conferendogli un aspetto più snello dell’Alpaca. A queste due specie si aggiunge l’Alpama, una varietà che deriva dall’incrocio di un maschio di Lhama ed una femmina di Alpaca.

La produzione

L’Alpaca è un animale facilmente allevabile grazie al carattere docile e mansueto. Gli animali troppo piccoli per essere cavalcati non sono adatti al trasporto dei carichi e vengono allevati principalmente per la loro lana e per la carne. La longevità degli animali è notevole e può arrivare a 20 anni, ma la riproduzione di questa specie è abbastanza bassa.

Dalla tosa, che avviene da settembre a novembre, un alpaca femmina produce circa 2-3,5 kg di fibra mentre un Alpaca maschio circa 3,5-4 kg. La lana dei piccoli di Alpaca, denominati “cria”, è sicuramente la più pregiata, leggera e brillante. Il mantello dell’animale può assumere ben 22 colorazioni naturali diverse. 

Per la tosatura l’alpaca viene distesa sopra un materassino, immobilizzata con delle funi e tosata con un rasoio elettrico molto preciso e meno pericolosa per l’animale rispetto ai vecchi strumenti tradizionali. Il taglio permette di raccogliere ordinatamente la fibra e di effettuare una prima importante selezione delle parti del vello, utile per le successive fasi di lavorazione.

In Perù, la maggiore produzione di fibra di Alpaca nelle aziende che li allevano, condotte dagli Alpaqueros, avviene sulla Cordigliera Andina, nei dipartimenti di Puno, Cuzco, Arequipa, Huancavelica e Apurimac. In Bolivia invece le zone più importanti sono quelle di Pecajes, Carangas e Omasuyos.

 

La produzione peruviana globale della fibra si divide in:

  • 20% Baby Alpaca 21-22 micron (da cui, con un’ulteriore selezione, nasce la Royal che rappresenta l’1-2%)
  • 40% Superfine 25-27 micron
  • 40% Adulta 30-33 micron
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